Bazar elettrico: apre la collana Graphic Essays di #Action30 /Lavieri

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Com’è fatto il tavolo da lavoro di uno studioso o di un artista? Come si presenta lo spazio fisico e mentale in cui la ricerca e l’arte si esercitano quotidianamente? Come funziona una macchina di ricerca e quali sono le implicazioni cognitive, estetiche, etiche e politiche?
Bazar elettrico. Bataille, Warburg e Benjamin at Work, saggio grafico del collettivo Action30, cerca di riflettere sulle condizioni operative del fare ricerca, riattivando alcuni importanti tavoli da lavoro: l’informe rivista “Documents” di Georges Bataille, la Kulturwissenschaftliche Bibliothek e il rizomatico progetto del Bilderatlas Mnemosyne di Aby Warburg, il collage di citazioni dei Passages di Walter Benjamin.
Dietro una macchina di ricerca ce ne sono sempre altre che sonnecchiano in un museo, da riscoprire e reinventare per elettrizzare il presente.

Da circa dieci anni, il collettivo Action30 intreccia una dimensione riflessiva e critica con una serie di pratiche performative, rimettendo in discussione i format tradizionali e sperimentando forme ibride di condivisione della cultura. La macchina di ricerca di Action30 è informe o rizomatica: abbatte le gerarchie culturali e gli steccati disciplinari per mettere sul suo tavolo da lavoro una molteplicità di documenti, intesi come frammenti eterogenei che possono essere collegati tra loro. Questi montaggi inattesi tendono a produrre shock capaci di sospendere il senso abituale delle cose ed elettrizzare il pensiero. Che si tratti di un libro o di una performance, di un cortometraggio, di uno spettacolo o di un workshop, lo scopo è condividere di volta in volta un’esperienza partecipata, cognitiva e critica, della realtà.

Dopo aver realizzato alcuni “saggi-spettacolo”, Action30 torna al “saggio grafico”, da cui ha preso le mosse, attraverso una specifica collana con Lavieri Edizionila Collana Graphic Essays. L’evoluzione del libro illustrato e dell’arte sequenziale, il linguaggio dei fumetti e in particolare la graphic novel e il graphic journalism, così come lo sviluppo dell’infografica, mostrano che si può comunicare senza fare ricorso alle forme di espressione tradizionali e aprirsi a nuovi orizzonti creativi, cognitivi e riflessivi. La sfida della collana consiste nell’applicare questo principio alla scrittura saggistica. Il Graphic Essay intreccia testi e immagini, ma non solo: si tratta altresì di far convivere la dimensione riflessiva e quella performativa, ma anche di creare una costante tensione tra l’archivio e la finzione, ossia tra il rapporto “filologico” con il passato e l’impulso “immaginativo” che lo rivitalizza per farlo vibrare con i problemi del presente. In altri termini, la finzione – la “narrazione” letteraria, storica, sociologica, filosofica ecc. – non servirà a rendere l’archivio più fruibile e suggestivo, ma a dargli ogni volta la forza di un’irruzione “in-attuale”.

Pierangelo Di Vittorio (Bari, 1965), dottore di ricerca in filosofia delle Università di Strasburgo e di Lecce. Autore di numerose pubblicazioni tra cui Foucault e Basaglia, l’incontro tra genealogie e movimenti di base (Verona 1999); con M. Colucci, Franco Basaglia (Milano 2001, poi tradotto in Francia e Argentina); con A. Manna, E. Mastropierro, A. Russo, L’uniforme e l’anima, indagine sul vecchio e nuovo fascismo (Bari 2009). Fa parte della redazione delle riviste “Multitudes” e “aut aut”.

Alessandro Manna (Taranto, 1979) ha studiato filosofia e antropologia sociale a Bari, Barcellona (UAB) e Parigi (EHESS), dove vive dal 2005. Ha svolto ricerche etnografiche e diretto seminari e convegni sulle politiche sanitarie e sulla psichiatria, in Francia e in Europa. Suoi articoli sono apparsi su “aut aut”, “Minority Reports” e “Pages Romandes”.

Giuseppe Palumbo (Matera, 1964) ha cominciato a pubblicare fumetti nel 1986 su “Frigidaire” e “Cyborg”. Creatore di Ramarro, il primo supereroe masochista, nel 1992 entra nello staff di Martin Mystère (Bonelli) e nel 2000 in quello di Diabolik (Astorina). Per Rizzoli ha pubblicato con Massimo Carlotto Tomka, il gitano di Guernica (2007; edito in Francia da Rackham nel 2017), e con Giancarlo de Cataldo Un sogno turco (2008). Comma 22 gli ha dedicato una collana in sei volumi. Per Lavieri ha pubblicato Uno si distrae al bivio. La crudele scalmana di Rocco Scotellaro (2013) e illustrato Prendere una lepre di Biagio Bagini 2014). Nel 2014, con Giulio Giordano ai disegni, pubblica I cruschi di Manzù. Nel 2016 esce in Francia Escobar. El Patron, su testi di Guido Piccoli (Dargaud).

Recensioni:

 

Intervista in occasione della presentazione di Bazar elettrico. Bataille, Warburg, Benjamin at Work, presso l’Istituto italiano di cultura di Londra, il 22 giugno 2017.

 

fonte: http://www.action30.net/?p=359#comment-732

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